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Viaggi e Ricette

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travel local blog e food lover

ABCdario di un on the road in California, Nevada ed Arizona

Gioia è una grande viaggiatrice ed ha voluto regalarci questo fantastico racconto, sotto forma di ABCdario, del suo ultimo viaggio, un meraviglioso “on the road” di 9 giorni in California, Nevada ed Arizona. Impossibile che leggendolo non vi venga voglia di partire immediatamente…

Hi! Vi saluto all’americana, perché ormai vivo, penso e respiro a stelle e strisce. Sono cresciuta guardando (tanti, troppi) film e telefilm made in USA, quindi non vedevo l’ora di visitare quei luoghi così mitici. Due anni fa ho avuto l’enorme piacere di visitare New York e credo che il mio cuore ora abbia un appartamentino sulla 57esima e Broadway. Ma anche i muscoli cardiaci vanno in vacanza, ed il mio, lo scorso agosto, ha fatto un salto sulla West Coast! Descrivere il mio viaggio di 9 giorni on the road, tra California, Nevada ed Arizona seguendo l filo cronologico degli eventi? Troppo banale. Perché non provare a dargli un ordine alfabetico?

Death Valley
Death Valley

Death Valley

A come Alaskan king crab: dimenticatevi i granchietti piccoli e carini. Questi sono enormi crostacei che possono avere un carapace con un diametro di 28 centimetri e zampe lunghe fino a 1.8 metri! Vengono cucinati in diversi modi e sono la specialità dei vari ristoranti che sorgono sui moltissimi moli della costa pacifica. Il molo più lungo ed antico è lo Stearn Wharf di Santa Barbara, costruito nel 1872, dove ci sono molti localini in cui assaggiare un’ottima zuppa di granchio o le economiche ma gustose aragoste del Maine;  io vi consiglio il “Santa Barbara Shellfish Company”, un piccolo ristorante dove i tavoli sono addossati alle finestre e si mangia osservando i pescatori che gettano le canne dal molo, le piattaforme petrolifere al largo e i numerosi sportivi che praticano surf e paddle surf.

B come Bellagio: da appassionata di cinema quale sono, non posso fare a meno di etichettarlo come “uno dei tre casinò derubati da George Clooney e Brad Pitt in Ocean’s eleven”.  Questo albergo che sorge sulla Strip, la via più celebre  di Las Vegas, è una tappa obbligata per tutti i turisti in visita. Le sale da gioco hanno un arredamento un po’ datato, ma sul soffitto ci sono enormi fiori in vetro di Murano. Subito dopo la hall si può visitare una favolosa serra, con piante dal tutto il mondo. L’hotel è rinomato anche per il suo ricchissimo (e buonissimo) buffet; nella zona pasticceria c’è una fontana di cioccolato che parte dal soffitto! Dedicato al paesino italiano affacciato sul lago di Como, il Bellagio trova il suo punto forte all’esterno, con un laghetto dotato di fontane che zampillano a suon di musica; ogni 15 minuti una canzone diversa, dalla lenta “Lucy in the sky with diamonds” all’impetuosa  “My heart will go on”, con getti che raggiungono i 140 metri di altezza. Il mio spettacolo preferito? “All that jazz”!

C  come carta identità Sentirsi chiedere un documento di riconoscimento ogni volta che si entra in un locale dove si servono alcolici può essere un po’ fastidioso; ma le signorine come me saranno d’accordo nel dire che questa semplice richiesta rialza un po’ l’autostima: il nostro viso è talmente giovanile da farci sembrare più giovani di 21 anni. Lo credevo anch’io. Finché,dietro al bancone del bar al mio hotel di Los Angeles ho notato questo cartello: “la carta d’identità si chiede a tutti quelli che sembra abbiano un’ età compresa tra i 16 ed i 50 anni”. Addio sogni di giovinezza! Perlomeno, spero mi scambiassero per una più vicina ai 16 che ai 50!

D come diga di Hoover: in inglese “Hoover Dam”, è una delle costruzioni più famose d’America, e location perfetta di molti film. E’ stata realizzata nel 1935 lungo il corso del fiume Colorado e fornisce energia elettrica all’intero stato del Nevada e a gran parte della California del sud. Alla metà esatta della diga si trova il confine di Stato tra Nevada ed Arizona e non solo, perché segna anche il cambio del fuso orario. Si, lo ammetto: anch’io ho fatto la foto a cavallo della linea di  confine. In fin dei conti sono una turista…

Hoover Dam
Hoover Dam

Hoover Dam

E come Emblem 3: negli USA sono i nuovi One Direction. La loro canzone “Chloe”, orecchiabile ma troppo adolescenziale,  è stata la colonna sonora del mio viaggio on the road. Non solo: mentre ero impegnata in un giro di shopping compulsivo al “The Grove”, il più grande centro commerciale di Los Angeles, i tre componenti della boy band tentavano di fare altrettanto. Non credo ci siano riusciti data l’orda di ragazzine urlanti che li inseguiva. Io comunque una foto l’ho scattata, non si sa mai…

F come farmer’s market : subito vicino al centro commerciale più grande di Los Angeles, c’è il mercato agricolo più grande di Los Angeles. Numerose bancarelle di frutta e verdura, qualche piccolo caffè dove mangiare una buona crepe o un chocolate chip cookie, alcuni banchi di prodotti etnici e… una pasticceria per soli cani! Non so cosa ne pensiate voi, ma secondo me questo mercato è cambiato molto dall’inaugurazione nel 1905.

G come Grand Canyon: deserto a destra, deserto a sinistra. Per centinaia di  chilometri. E poi? Una voragine di 1200 m si apre offrendo uno spettacolo naturale senza eguali. Rocce rosso mattone, qualche rarissimo cespuglio a dare un tocco di verde e poi molto in basso si intravede l’artefice i questa meraviglia: l’impetuoso fiume Colorado, che continua ad erodere la roccia. La Passerella Skywalk è un’esperienza (costosa) da provare: la sua struttura a ferro di cavallo e con il fondo di vetro permette di camminare nel vuoto, con buona pace per chi soffre di vertigini. Tranquilli: la struttura in acciaio può resistere ad una scossa dell’ottavo grado della scala Richter (o almeno così dicono).

Grand Canyon
Grand Canyon
Grand Canyon

Grand Canyon

H come Hollywood: a parte la scritta, che si intravede in lontananza (e anche abbastanza raramente), la zona di Hollywood è un enorme conglomerato di ville superchic, dal prato curato e cancelli altissimi. Un po’più accessibile, e fotografabile, è Beverly Hills. Le ville sono comunque superchic, ma non hanno recinzioni, così si possono ammirare ed invidiare.

I come impronte: quelle impresse nel cemento  da attori e stars di fronte al Chinese Theatre. Sinceramente, lo immaginavo uno spazio enorme; invece è una piccola rientranza del marciapiede tre due palazzi, che risulterebbe molto  anonima se non ci fossero decine di turisti intenti a fotografare le lastre con le firme, le mani e le scarpe dei vari John Wayne, Shirley Temple ecc. La più simpatica a mio avviso è quella fatta da Paperino. E poi, da Potterista e Twilight fan, non potevo saltare le impronte dei miei maghetti e vampiri preferiti. Anche se ho trovato di cattivo gusto che fossero proprio al centro dello spiazzo.

J come joshua trees: durante questo viaggio ho imparato che il Joshua tree, oltre ad essere il titolo di un cd degli u2, è anche un tipo di cactus che cresce esclusivamente in alcune zone desertiche di California e Nevada. Un’ enorme e buffa pianta grassa con grandi ramificazioni e alcune protuberanze che sembrano ananas. Ho acquistato i semi come souvenir, ma dubito che l’umida Pianura Padana possa essere un habitat favorevole!

K come km: 2400 circa, oppure 3840 miglia, usando il sistema di misurazione americano. Nove giorni. Tre stati federali, California, Nevada ed Arizona. Due fusi orari. Strade di tutti i tipi: dalle grandi highways, alla strada dissestata e piena di buche per arrivare al Grand Canyon. Che esperienza!

ABCdario di un on the road in California, Nevada ed Arizona
ABCdario di un on the road in California, Nevada ed Arizona

L  come Los Angeles e Las Vegas: le due città più grandi che ho visitato durante questo viaggio. Ho soggiornato anche nelle meno conosciute Bishop e Fresno. Ambienti diversi, modi di vivere differenti. Nessun luogo è uguale al precedente. E’ questo che mi ha sempre affascinato degli Stati Uniti.

M come margarita! Hamburgers? Certo! Hot Dogs? Ovviamente! Waffles e Pancakes? Si! Paese che vai, tradizioni culinarie che trovi. Io adoro il cibo americano, ma la cucina a stelle e strisce ha avuto moltissime influenze dalle altre culture quindi scelgo il Margarita come emblema di tutto quello che ho mangiato e bevuto mentre ero negli States. Ne approfitto per alcuni consigli: il tè freddo è cattivissimo, ma la limonata è paradisiaca e la rootbeer è da provare. I fish tacos non sono male e nemmeno i mac’n’cheese. Le patatine vengono fritte con la buccia e gli anelli di cipolla sono caramellati. A colazione si può osare con brioche, bacon e cheddar, ma meglio fruit loops e cinnamon roll.

N come Nevada: a mio avviso il più curioso dei tre stati (cinque se si calcolano New York e New Jersey, visitati due anni fa)che ho attraversato. Il deserto la fa da padrone, a parte Las Vegas e qualche altra cittadina non c’è altro. Ma è proprio questo il bello. Di chilometro in chilometro cambiano i colori, le forme delle rocce, il tipo di arbusti e piante grasse. Ho decine di foto scattate mentre ero in macchina e guardavo dal finestrino, ma non posso cancellarne nemmeno una perché sembrano scatti di luoghi lontanissimi fra loro.

O come oceano pacifico: a differenza del nome, è tutt’altro che tranquillo. Il Santa Ana, il vento costiero californiano, soffia impetuoso quasi ogni giorno, per buona fortuna dei molti surfisti e sportivi. Il bagno però è sconsigliato: già stare sulla battigia per immergere i piedi è stata un’impresa; l’acqua era gelata e le onde cercano di farti lo sgambetto ogni dieci secondi. Comunque, io la foto l’ho scattata, portando a due i bagnetti nell’ Oceano, dopo quello fatto ad Atlantic City due anni fa. Oceano Indiano trema! Il prossimo sei tu!

ABCdario di un on the road in California, Nevada ed Arizona

P come Paperelle di gomma: se date un’occhiata alla mia pagina facebook (“I viaggi di Gioia”), troverete un intero set fotografico dedicato ad un gruppo di paperelle di gomma che galleggiano pigramente sull’acqua azzurra di una piscina. Ebbene, non posso evitare di nominarle nemmeno qui. L’hotel dove alloggiavo a Los Angeles “Farmer’s Daughter” è un bellissimo hotel di design, piccolo ma arredato in un carinissimo stile country-western. Ovviamente chi vi soggiorna non passa il tempo a bordo piscina, ha una città immensa da visitare. Così, per non lasciare le acque troppo tranquille, ogni mattina alle 9 venivano lanciate undici paperelle di gomma, che venivano ripescate alla sera e disposte in una fila ordinata a bordo dello specchio d’acqua. Avrei tanto voluto fare un tuffo con loro. Magari la prossima volta…

Q come quarantasette gradi. ovvero la “mite” temperatura nel deserto della Death Valley. Il cielo di un intenso azzurro che contrastava con il color ocra della sabbia, il sole allo zenith, zero umidità: tutti elementi che hanno reso quello stop a Zabriskie Point memorabile.

R  come Rodeo drive: mettete un lucchetto al portafoglio, perché qui si paga anche solo per guardare le vetrine. Pretty woman usciva dal St. Regis e si incamminava tra file di negozi e boutiques, armata di carta di credito, dove gli eccessi sono così esagerati da poter diventare leggenda. Un Esempio? Una Rolls Royce gialla ed una fila di ben dieci valletti in fila in attesa di chissà quale star… Mio malgrado devo anche dire che non ho incontrato il mio Richard Gere. Che gran peccato!

S come sequoia: Nel Mariposa Grove, una sezione dello Yosemite National Park, crescono circa 500 sequoie giganti, ma le attrazioni principali sono tre. Il Grizzly Giant è l’esemplare più alto ed antico del parco; potrebbe avere tra i 1900 ed i 2400 anni e la sua circonferenza basale è di 28 metri. Bachelor and the three Graces invece è un gruppo di quattro alberi; sono disposti in un modo molto particolare. Sembra quasi che una di loro, leggermente distaccata, stia corteggiando le altre tre, come un pretendente indeciso fra tre ragazze. Il Fallen Monarch, infine, è una lunghissima sequoia abbattuta più di 300 anni fa, rivelando al mondo le sue lunghe radici, quasi 3 metri di diametro!

sequoie
sequoie

sequoie

T come tredici ore e mezza . E’ la durata del volo diretto Roma-Los Angeles. Un viaggio estenuante di 10213 km  che non consiglio a nessuno, se potete scegliete di fare uno scalo! Grazie al cielo il mio posto era vicino al finestrino e così ho potuto vedere i ghiacci della Groenlandia, le sponde bianchissime del lago salato di Salt Lake city, Las Vegas,  Palm Springs ed al ritorno l’aereo che inseguiva l’alba sull’Oceano Pacifico. Il tutto da circa 9000 metri di altezza.

U come URJ873. No, non sono errori di battitura; questa è la targa dell’auto che ho usato (ma fortunatamente mai guidato) in questi meravigliosi nove giorni di viaggio. La macchina era una Nissan Armada, e mai nome fu più azzeccato, data la mole di quel veicolo. Un carro armato grigio scuro che ha marciato lungo California, Nevada ed Arizona senza batter ciglio. La Benzina? un gallone (più di 3 litri) costa molto, molto, molto poco.

V come  Venice beach: ma  anche Santa Monica, Malibu, Santa Barbara. “You can travel the world, but nothing comes close to the Golden Coast” cantava Katy Perry; ed ha ragione! Niente è paragonabile a queste spiagge. Soprattutto per chi, come me, è cresciuto guardando “Baywatch”! le cabine di osservazione ci sono, i bagnini con i salvagente rossi pure. Per non parlare dei super-sportivi che si allenano in spiaggia, o le belle ragazze che fanno jogging. L’una cosa che stona? Il Pacifico nonostante il nome, è un oceano talmente tanto freddo ed impetuoso da scoraggiare i bagnanti. Niente respirazione bocca a bocca da Pamela Anderson, Ragazzi!

Santa Barbara e Venice Beach
Santa Barbara e Venice Beach
Santa Barbara e Venice Beach
Santa Barbara e Venice Beach

Santa Barbara e Venice Beach

W come What happens to Vegas, Stays to Vegas. Quante volte si sente questa massima nei film e telefilm a stelle e strisce? I turisti stranieri generalmente non la prendono alla lettera. Gli americani invece… ah, se le hammer limousine potessero parlare… Io non posso dire nulla, non posso contravvenire alla regola!

X come “X”, la spunta che faccio nella mia “to do list” stilata immancabilmente prima di ogni viaggio. In questo caso hanno ricevuto la “X”: l’insegna di benvenuto ed il buffet del Bellagio  a Las Vegas; i corn dogs, la cena al Cheesecake factory, l’immancabile frappuccino di Starbucks, i cupcakes di Sprinkles e lo shopping da Gap ed Abercrombie a Los Angeles. Cosa non ho spuntato? A parte il già citato tuffo con le paperelle, con mio grande dolore San Francisco non ha potuto avere la “X”, per ora…

Y come Yosemite National Park nel nord della California. E’ uno dei più antichi parchi nazionali americani. Questo luogo era molto amato da Abramo Lincoln, che si batté per dichiararlo Parco Nazionale, ma questo traguardo venne raggiunto solo il 25 settembre 1890, molti anni dopo l’assassinio di uno dei presidenti americani più amati. Il parco copre un'area pari a 761.266 acri o 3.081 km2 . Oltre al Mariposa Grove, habitat delle sequoie giganti, i milioni di turisti che lo visitano annualmente hanno possibilità di ammirare bellezze naturali come El Capitan, una roccia granitica alta circa 900 m una delle più famose mete al mondo per gli scalatori più esperti. Di questo Parco si è molto parlato anche nei telegiornali italiani a causa dell’enorme incendio divampato poco dopo la mia visita, che ha distrutto quasi 55.000 ettari di bosco.

Z come Zabriskie Point: il punto di osservazione della Death Valley e il luogo più impressionante che io abbia mai visto. Michel Foucault lo ha definito  “l’esperienza migliore della mia vita”. Questo deserto roccioso, formato da sedimenti di un antico lago salto prosciugatosi più di 5 milioni di anni fa, è più simile ad un ambiente lunare che ad uno terrestre. Il caldo era soffocante, toglieva il fiato: certo la bellezza di quel luogo è indescrivibile ma credo la totale mancanza di umidità ed i 47 gradi che si registravano quel 10 agosto abbiano influito leggermente. Da Zabriskie Point,ho portato a casa qualche piccolo souvenir: rocce brillanti e colorate con sfumature violacee ed ocra; per raccoglierle ho dovuto avvolgere uno straccio intorno alle mani perché erano incandescenti.

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